Diventare protagonisti del proprio studio: dal ruolo passivo alla padronanza della materia
Durante una classica lezione scolastica, quello che viene richiesto agli alunni è, nella maggior parte dei casi, di fare silenzio, ascoltare e prendere appunti.
Il lavoro a casa consisterà poi nello studiare, spesso a memoria, informazioni da ripetere poi il giorno dell’interrogazione, del compito in classe o dell’esame.
Questo scenario mostra un modello di studio prevalentemente passivo, dove lo studente subisce la lezione anziché prepararsi a “possedere” una materia.
Come possiamo facilmente intuire, la fruizione passiva porta in breve alla dimenticanza, mentre sviluppare la vera padronanza trasforma l’individuo da semplice spettatore a protagonista assoluto del proprio percorso di apprendimento.
Per comprendere meglio questo concetto, immaginiamo lo studio di un argomento come la fotosintesi clorofilliana.
Lo studente che “subisce” la lezione ascolterà il professore per un’ora, sottolineando la definizione sul libro e magari imparerà anche a memoria la formula chimica. In tutto questo processo incontrerà molti termini specifici e di difficile comprensione, che però non andrà ad approfondire in quanto l’obiettivo è quello di riuscire a ripeterli al momento dell’interrogazione.
Alla fine riuscirà a prendere un bel 9 ma quando, settimane dopo, gli verrà chiesto perché le piante muoiono se tenute al buio, non ne avrà idea.
Questo perché ha imparato tutto a memoria molto bene, ma non ha mai posseduto davvero il fenomeno.
Immaginiamo invece l’approccio diverso di una sua compagna di scuola, la quale ha l’obiettivo di capire davvero come funziona la fotosintesi.
Sicuramente chiarirà tutte le parole delle quali non conosce esattamente il significato. Non si limiterà poi a imparare a memoria la formula chimica, ma rappresenterà tutto il processo attraverso degli oggetti che può trovare per casa. Non andrà avanti con lo studio fino a quando quello che sta affrontando al momento non sarà perfettamente chiaro.
Alla fine dello studio, il suo modello mentale sarà cristallino e avrà piena padronanza dei concetti che si preparerà a esporre. Il giorno dell’interrogazione anche lei prenderà un 9, con la differenza che i concetti appresi resteranno a lungo e sarà perfettamente in grado di applicarli in ogni situazione. Sarà in grado di creare collegamenti, ragionare sulle cause e sulle conseguenze.
Il limite del ruolo passivo: cosa dice la scienza
Quando gli studenti assumono un ruolo passivo l’informazione arriva, ma senza essere elaborata in modo profondo. Ciò porta a un’illusione di competenza: rileggere un testo fa sembrare i concetti “familiari”, ma questo non coincide con la comprensione.
La letteratura scientifica affronta e conferma ampiamente questo concetto.
Un celebre studio condotto da Freeman¹ et al. (2014) e pubblicato su PNAS (The Proceedings of the National Academy of Sciences) ha confrontato le lezioni frontali tradizionali con l’apprendimento attivo. Questa ricerca è stata considerata come la più grande e completa analisi comparativa mai condotta sull’efficacia della didattica universitaria nelle discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
I risultati hanno dimostrato che l’apprendimento attivo (presentato nello studio sottoforma di attività pratiche, discussioni di gruppo e risoluzione di problemi) riduce le probabilità di fallimento del 36% e migliora significativamente i punteggi negli esami.
Uno studio attivo richiede certamente più impegno, dunque lo studente può avere l’illusione di procedere in maniera meno efficace.
A tal proposito, lo studio di Deslauriers² et al. (2019) e pubblicato su Harvard University/PNAS ha rivelato proprio questo paradosso: gli studenti impegnati in metodi attivi percepivano di imparare di meno a causa della fatica cognitiva richiesta, ma ai test pratici ottenevano risultati decisamente superiori rispetto a chi aveva seguito lezioni passive.
Nell’indagare la percezione soggettiva degli studenti è emerso che i membri del gruppo attivo avevano addirittura dichiarato di avere imparato meno, valutando peggio la qualità dell’insegnamento ed esprimendo il desiderio di tornare alle lezioni frontali tradizionali. Tuttavia, i loro punteggi nei test di verifica si sono poi dimostrati significativamente superiori rispetto al gruppo tradizionale che era stato felicemente seduto ad ascoltare passivamente la lezione frontale.
La padronanza richiede sforzo.
Raggiungere la padronanza: gli strumenti pratici
Possedere una materia significa interiorizzarla al punto da saperla spiegare con parole proprie, individuare i collegamenti con altri temi e saperla applicare nella pratica. Per compiere questa transizione dal ruolo passivo a quello di protagonista, Applied Scholastics individua alcuni passaggi chiave:
- Riconoscere e chiarire la parola non compresa: La perdita di interesse o la sensazione di “non essere portati” per una materia derivano spesso dal superamento di termini di cui non si conosce il significato esatto. La padronanza parte dal recupero della chiarezza concettuale.
- Uso del materiale concreto (massa): L’apprendimento non può rimanere un’astrazione teorica. Associare concetti complessi a oggetti reali, schemi o modelli fisici permette di fissarli in modo permanente.
- Studio a gradienti: Avanzare passo dopo passo senza saltare le basi. Tentare di comprendere concetti avanzati senza aver consolidato le fondamenta crea infatti solo confusione e frustrazione.
Trasformare lo studio da un dovere subito a un processo dominato con sicurezza è esclusivamente una questione di metodo. Diventare protagonisti della propria formazione è il primo passo per trasformare la conoscenza in un vero e proprio strumento di vita.
Dott.ssa Laura Leonardi
Note:
¹ Scott Freeman: Biologo e docente ricercatore presso l’Università di Washington, noto per i suoi studi pionieristici sulla didattica delle discipline STEM e autore della più grande meta-analisi sull’efficacia dell’apprendimento attivo.
² Louis Deslauriers: Fisico e direttore dell’insegnamento delle scienze presso l’Università di Harvard. La sua ricerca si concentra sulla fisica dell’educazione e sui meccanismi cognitivi che regolano la percezione dell’apprendimento negli studenti.




