IL CONSENSO INFORMATO A SCUOLA: VERSO UN NUOVO PATTO EDUCATIVO TRA SCUOLA E FAMIGLIA
Il recente Disegno di Legge n.2423, noto come “DDL Valditara sul Consenso Informato”, è un provvedimento che mira a regolamentare l’introduzione di temi sensibili nelle scuole, con particolare attenzione alla libertà educativa delle famiglie. Approvato dalla Camera il 3 dicembre 2025, prosegue ora il suo iter al Senato.
Il suo testo ha acceso un vivo dibattito sul ruolo della scuola pubblica. Questa riforma, infatti, avrebbe lo scopo di riportare al centro dell’istruzione scolastica i concetti di autorevolezza, rispetto e, soprattutto, di neutralità educativa.
IN COSA CONSISTE LA LEGGE
Il nucleo centrale della legge è l’introduzione del consenso informato preventivo e obbligatorio per i genitori, per quanto riguarda le attività che non rientrano nel curriculum obbligatorio. Dunque, per ogni attività extracurricolare che tocca temi sensibili come la sessualità, l’affettività e l’identità, le scuole sarebbero tenute a:
- Inviare una comunicazione dettagliata alle famiglie, con congruo anticipo
- Ottenere il consenso scritto dei genitori, o degli studenti stessi se maggiorenni
In mancanza di tale consenso, lo studente non è tenuto a partecipare e la scuola deve essere in grado di garantire un’attività alternativa.
La norma prevede inoltre trasparenza sugli esperti esterni: è richiesto che le scuole pubblichino nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa – Il documento identitario della scuola, tramite il quale progetta le proprie attività e le illustra alle famiglie) i curricula e le referenze dei soggetti esterni o delle associazioni che propongono progetti nelle classi. Ciò servirebbe a evitare interventi con una forte impronta ideologica, senza che i genitori ne sappiano nulla.
La riforma ribadisce che i temi legati al rispetto della persona e al contrasto delle discriminazioni debbano essere trattati all’interno delle linee guida sull’educazione civica, sotto la responsabilità diretta dei docenti curricolari e non delegati esclusivamente a enti esterni.
L’Articolo 1 del disegno di legge specifica una restrizione molto forte per la scuola dell’infanzia e per la primaria di primo grado (asilo e scuole elementari), sottolineandone l’esclusione, in ogni caso, dalle attività didattiche e progettuali, così come anche da ogni altra attività avente ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità. L’obiettivo dichiarato è proteggere i più piccoli da contenuti ritenuti non adatti alla loro maturità psicofisica.
Al centro della riforma vi è l’esigenza di rispondere a una domanda fondamentale: qual è il compito della scuola?
I PARERI CONTRARI
Nonostante i chiari obiettivi di trasparenza, il DDL n.2423 ha sollevato diverse perplessità tra le opposizioni politiche, alcune associazioni di insegnanti e tra gli attivisti (da attivismo: movimento che promuove il cambiamento sociale, politico, ambientale o economico attraverso azioni concrete e partecipazione attiva)
Chi si oppone alla legge, teme principalmente alcuni punti:
- Rischio di autocensura: si teme che il consenso scritto, il preavviso dei 7 giorni e la pubblicazione dei curricula costituisca un’eccessiva burocrazia che possa spingere dirigenti scolastici e docenti a rinunciare del tutto a progetti su affettività e contrasto al bullismo, anche per paura di contenziosi con le famiglie.
- Indebolimento della prevenzione: diverse associazioni sostengono che limitare l’educazione sessuale al concetto di consenso potrebbe privare gli studenti di informazioni cruciali come quelle sulla salute (malattie sessualmente trasmissibili) ritenute fondamentali per prevenire la violenza di genere.
- Limiti all’autonomia scolastica: alcuni rappresentanti del mondo della scuola vedono nella legge un intervento arbitrario dello Stato nella libertà di insegnamento, sostenendo che i docenti abbiano già la preparazione necessaria per scegliere materiali adeguati senza dover sottoporre ogni attività al parere dei genitori.
- Disuguaglianza educativa: esiste il timore che si crei una scuola “a due velocità”, dove solo gli studenti con famiglie già sensibili a certi temi ricevano un’educazione completa, lasciando indietro chi, magari in contesti familiari difficili, ne avrebbe più bisogno.
Sebbene alcune di queste preoccupazioni possano apparire legittime in astratto, chi sostiene la riforma Valditara ritiene che il diritto della famiglia non possa essere considerato un ostacolo, ma debba essere il punto di partenza.
La trasparenza non è censura: se un progetto è valido, scientificamente fondato e rispettoso, non avrà nulla da temere dal giudizio dei genitori. Al contrario, il coinvolgimento delle famiglie trasforma l’educazione da una “imposizione dall’alto” a un percorso condiviso, l’unico modo per formare davvero le coscienze dei giovani senza creare strappi nel tessuto sociale.
I PARERI A FAVORE
Sostenere questo provvedimento significa difendere alcuni punti considerati cardine:
- Restituire alla famiglia il diritto di decidere come e quando affrontare temi eticamente sensibili.
Uno dei pilastri della riforma è il riconoscimento del ruolo insostituibile dei genitori.
Secondo la nostra Costituzione, infatti, spetta alla famiglia il diritto e il dovere di istruire ed educare i figli, specialmente su temi delicati che toccano la sfera dell’identità, della sessualità e dei valori morali.
Introdurre programmi che promuovono determinate visioni dell’identità di genere senza un consenso esplicito e informato delle famiglie può creare una frattura tra scuola e casa. - Ogni bambino cresce con tempi e modalità differenti. Una proposta educativa standardizzata su temi così sensibili rischia di scavalcare la maturità individuale degli alunni.
Ciò, tra l’altro, è anche un controsenso se consideriamo l’incapacità attuale della scuola di rispettare le velocità di apprendimento degli alunni nelle normali materie scolastiche, risolvendo la cosa con piani personalizzati. Secondo quale logica, dunque, si può pensare che ogni singolo alunno possa essere pronto ad affrontare temi così delicati? - Sostenere la riforma significa credere in una scuola che metta il focus sulle materie di studio e sulla preparazione accademica, che sia in grado di proteggere i minori da dibattiti adulti che potrebbero generare confusione invece che chiarezza. Che sia in grado di educare contro ogni forma di bullismo o discriminazione senza dover necessariamente adottare specifici apparati teorici o terminologie proprie dell’attivismo.
Ricordiamo che non si tratta di un no assoluto, ma di un sì dietro informazione e consenso dei genitori e a patto che gli incontri siano tenuti da professionisti con titoli di studio adeguati.
Non si tratta di chiusura, ma di un ritorno a un equilibrio necessario tra Stato e Famiglia.
Non è una legge “contro qualcuno”, ma una norma di trasparenza.
CONCLUSIONI
In definitiva, il sostegno al DDL n. 2423 non deve essere letto come una chiusura al dialogo o un rifiuto del progresso. Al contrario, rappresenta la volontà di ricondurre la scuola alla sua missione più alta: quella di essere un luogo di formazione neutrale, autorevole e rispettoso.
Sostenere questa visione non significa muovere un’accusa verso specifici gruppi, ma riaffermare un principio fondamentale: la scuola deve essere il luogo dell’istruzione e della formazione civile, non un sostituto dei genitori.
Proteggere i bambini e i ragazzi da visioni ideologiche che mettono in discussione l’identità non significa promuovere l’intolleranza, ma garantire a ogni studente il diritto a una crescita serena, libera da condizionamenti che spettano, per diritto naturale e costituzionale, unicamente alla scelta dei genitori.
La vera inclusione non si ottiene imponendo nuovi linguaggi o teorie divisive, ma riscoprendo il valore del rispetto reciproco e della trasparenza. Quando scuola e famiglia tornano a parlarsi e a collaborare con lealtà, a guadagnarci sono soprattutto i giovani. Questa legge è il primo passo per ricostruire quel “patto educativo” che negli ultimi anni si era incrinato, restituendo a ciascuno il proprio ruolo e garantendo una scuola che sia davvero di tutti.
Dott.ssa Laura Leonardi




